PREVISIONI del LOTTO e del 10eLOTTO
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NASCITA delle RUOTE: BARI dal 1874 – CAGLIARI dal 1939 –FIRENZE dal 1871 – GENOVA dal 1939 – MILANO dal 1871 NAPOLI dal 1871 - PALERMO dal 1871 – ROMA dal 1871 - TORINO dal 1871 - VENEZIA dal 1871 - NAZIONALE dal 2005
la STORIA del LOTTO:Il concetto di fortuna, di sorte, accompagna l'uomo fin dagli albori della civiltà, in un eterno dialogo fatto di speranze, di rispetto, di sfida... E questo rapporto si è spesso incarnato nelle forme del gioco e del giocare.Va da sé che sia possibile seguire un percorso nella storia dell'Umanità, attraverso tutte le epoche e le culture, ripercorrendo l'evoluzione dei giochi di sorte e, in particolare, del Gioco del Lotto.Negli approfondimenti potrai scoprire tante novità sulle origini del Gioco del Lotto e sul rapporto che ebbero i popoli occidentali, dalla Roma repubblicana alle signorie rinascimentali al Regno d'Italia, con l'innata tendenza umana a sfidare la fortuna al gioco.Radici, etimologia, varianti, curiosità: una finestra sull'insolita storia di un gioco avvincente, che da secoli fa parte della nostra vita. ETIMOLOGIA:La parola "lotto" sembra derivare dalle antiche lingue germaniche. In tedesco "los" indica non solo "sorte" o "destino" ma anche la divisione in lotti di terreni e beni; inoltre "los" indica anche il "biglietto della lotteria" e il verbo "losen" significa "tirare a sorte".In danese il sostantivo "lod" significa "estrazione" e il Gioco del Lotto si chiama "Lotto".In inglese "lot" sta per "destino" o "sorte", mentre il verbo "to lot" significa "assegnare in base a sorteggio".In francese "bien loti" significa "favorito dalla sorte" e, come in italiano, la parola "loto" ha tre significati: lotto di terreno, partita di merce e gioco.In francese "bien loti" significa "favorito dalla sorte" e, come in italiano, la parola "loto" ha tre significati: lotto di terreno, partita di merce e gioco In spagnolo il sostantivo "lote" indica la partita di merce, "loto" il gioco.Il termine "hleut" identificava, infatti, i giochi di sorte basati sull'estrazione. In gotico la parola "hlauts" significava "sorte" o "porzione assegnata" e designava anche un ciottolo che veniva estratto o gettato a terra per predire, sotto l'influsso divino, questioni di ordine quotidianoUna seconda ipotesi fa derivare la parola dal termine franco "lot": premio, sorte. Anche in questo caso il termine, che indicava il premio in palio, identificava anche il metodo di estrazione vero e proprio.Nonostante le fonti storiografiche non siano pienamente attendibili, è possibile affermare che la diffusione della parola sia stata simile presso tutti i popoli proto-europei, come dimostra il significato comune del termine nelle diverse lingue moderne. Alle ORIGINI del GIOCO: Ci abbandoniamo alla Sorte? Già i nostri progenitori lo facevano!Pur non essendo possibile attribuire l'invenzione del Gioco del Lotto a una persona precisa o ad un dato momento storico, esso rappresenta e contiene l’evoluzione di diverse forme di giochi di sorte che, più o meno legalmente, erano molto diffuse sin dall'antichità. Il Gioco del Lotto ha infatti origini lontanissime e, nella sua forma moderna, non è poi così cambiato dai suoi antichi antenati.Già molti secoli prima di Cristo gli Egizi e i Caldei amavano giocare di sorte, una tradizione che pare essersi diffusa anche nel mondo occidentale grazie alle popolazioni nomadi e alle guerre di conquista. Anche a Roma, durante i Saturnali di dicembre, venivano organizzate lotterie in cui si estraeva un numero tra quelli distribuiti ai partecipanti su tavolette di legno.Il progenitore della nostra tombola, ma anche del moderno Bingo insomma... L' IDEA dei LOTTI: L'abbinamento di giocate a premi costituiti da "lotti" sembra avere origine olandese. Ad Amersfoort, non lontano da Amsterdam, nel 1500 alcuni cittadini pensarono di sfruttare la passione del gioco per regolare alcune proprietà non facilmente divisibili. L'idea ebbe successo, ed in seguito venne regolamentato il "Lotto di Olanda".A Venezia, verso la metà del '600, veniva organizzata dal Consiglio dei Pregadi, l'antico Senato veneziano, una lotteria il cui montepremi era appunto "un lotto" di immobili. La lotteria venne chiamata "Lotto del Ponte di Rialto", e il montepremi complessivo aveva un valore vicino ai centomila ducati: una vera fortuna per l’epoca.Si poteva partecipare all'estrazione acquistando "bollettini" al prezzo di due scudi ciascun. MISURE e CONTROMISUE: L'innata tendenza umana al "giocare di sorte" fu a più riprese ritenuta immorale. In epoche diverse i governanti cercarono di vietare i giochi ma, non ottenendo altri risultati che quello di favorire la diffusione dei giochi clandestini, spesso iniqui e gestiti dalla malavita, cercarono quanto meno di regolamentarli per evitare facili speculazioni.Così molti stati giunsero alla monopolizzazione, curando in proprio lotterie nazionali e giochi di sorte.Spesso fu l'intento umanitario a convincere i governi a legalizzare il gioco, e in primis il Lotto. Ogni statuto, bando o decreto che lo regolava, infatti, stabiliva che il ricavato dalla gestione del gioco fosse destinato a fini di pubblica utilità e scopi umanitari di volta in volta specificati.Questo è quanto accade ancora oggi: una quota degli incassi del gioco è infatti destinata per legge al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per finanziare diverse opere di recupero e di conservazione del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico. GIOCHI di SORTE - VICENZA: Dato il crescente successo dei giochi di sorte, nel 1339 a Vicenza venne promulgato uno Statuto per regolamentali. Questo Statuto: • stabiliva e limitava i luoghi e i giorni in cui essi si potevano svolgere • fissava una tassa per chi organizzava il gioco • elencava i comportamenti proibiti, l'ammontare delle eventuali multe e i limiti sulle diverse puntate.In questo periodo erano diffusi vari giochi: le carte, i dadi, la "Zara", i giochi di sorte, che non avevano nulla in comune con il Lotto attuale. MILANO: Solo dal 1448 si ha notizia certa della diffusione, a Milano, delle cosiddette "borse di ventura", indicate da molti storici come il primo nucleo di quello che più tardi diverrà il vero Gioco del Lotto moderno.Il gioco consisteva nell'assegnare sette "borse" contenenti, rispettivamente dalla prima alla settima, 300, 100, 75, 50, 30, 25, 20 ducati in contanti. Chiunque, pagando un ducato, aveva la possibilità di veder inserito in un recipiente di vimini un biglietto recante il proprio nome. Versando più ducati, si potevano avere più biglietti.In piazza Sant'Ambrogio, in un secondo recipiente, venivano depositati altrettanti biglietti, sette dei quali recavano l'ammontare dei diversi premi mentre i restanti erano in bianco. Nominato uno dei presenti ad effettuare le operazioni, veniva estratto un biglietto dal recipiente contenente i nomi, e uno da quello dei premi: se al nome estratto risultava abbinato un biglietto bianco, non si vinceva nulla; se invece ne veniva estratto uno recante un premio, l'ammontare di questo veniva consegnato al vincitore alla presenza di tutti i giocatori.Nel 1539 in Francia, sotto Francesco I, questa meccanica di gioco verrà ripresa con il nome "Blanque" (bianca). FIRENZE: Nel 1530 a Firenze apparve per la prima volta la "imposta straordinaria". Dopo che si erano assegnate a ogni cittadino, in base alla ricchezza, delle polizze numerate e di ugual prezzo, si procedeva all'estrazione di alcuni premi rappresentati da oggetti di valore, case e poderi. In questo modo furono rimessi in circolazione beni confiscati per ragioni politiche.Il gioco stava conquistando, in forme diverse, tutti i popoli. a GIOCO del SEMINARIO - 1576: SI LEGALIZZA IL GIOCO Il Lotto: prima che un gioco… una previsione politica? L'attuale formula del Gioco del Lotto sembra derivare in maniera abbastanza diretta da una pratica in uso a Genova nel XVI secolo, presto estesa a tutta la penisola, che permetteva di scommettere sui nomi di cittadini candidati a cariche pubbliche.Inizialmente clandestino, ma ben presto divenuto legale, il gioco prendeva spunto da un "sistema elettorale" in vigore a Genova nel XVI secolo, che prevedeva l'estrazione casuale di 5 nomi di cittadini particolarmente meritevoli, su un totale di 120 "papabili", che avrebbero assunto il ruolo di membri del Maggior Consiglio della Repubblica. Questa pratica prese quindi il nome di "Giuoco del Seminario".Agli appassionati e numerosi giocatori veniva data 2 volte l'anno l'occasione di tentare la sorte con un'estrazione di cinque nomi (casi favorevoli) su centoventi imbussolati (casi possibili). DAI NOMI AI NUMERI: Il sorteggio semestrale suscitò ben presto l'interesse del pubblico che cominciò a puntare somme di denaro su quali candidati sarebbero stati scelti tra i 120. Qualche anno dopo il numero dei candidati fu ridotto a 90, e ben presto i nomi furono sostituiti da numeri.Dapprima le giocate nacquero spontaneamente tra singoli, poi furono accettate giocate da più persone e, infine, si formarono società che tenevano banco a particolari condizioni e che definirono le prime regole ufficiali del gioco.I primi gestori del gioco non si limitarono ad accettare le puntate solo su un nome, ma le ampliarono dando vita a "estratti", "ambi" e "terni" che, per molto tempo, furono le sole combinazioni su cui si basò il gioco. IL "LOTTO DELLA ZITELLA: La voglia di giocare aumentava... Nella seconda metà del XVII secolo si diffuse il "Lotto della Zitella". Invece che ai candidati alle cariche politiche, i numeri erano abbinati al nome di ragazze povere: le sorteggiate erano premiate con una dote del valore di 100 lire.Anche questa versione del gioco divenne famosa in tutta Europa e la sua diffusione in Francia viene attribuita nientemeno che a Giacomo Casanova. Ben presto il gioco entrò anche nelle grazie dei ministri delle Finanze che, dimentichi delle zitelle, reclamarono gli incassi per l'erario.Nella seconda metà del XVIII secolo il gioco si diffuse anche in Austria, Belgio, Olanda, Prussia, Danimarca. In seguito cadde in disuso, e nella versione "Zitella" sopravvisse soltanto in Italia ed Austria. Il LOTTO MODERNO: Proibito a più riprese per il dilagare delle giocate "clandestine", ancora nel XVII secolo i Serenissimi Collegi, l'allora Ministero delle Finanze, ribadirono la non legalità del gioco d’azzardo. Allo stesso tempo, tuttavia, permisero l'esercizio del “Seminario” a chi ne avesse ottenuto la licenza, dietro pagamento di un diritto concessionario.Dovendo rendere conto di un giro di affari sempre più crescente, i concessionari del gioco si cautelarono dal rischio di pagare eventuali premi superiori all'incasso, costituendo un fondo premi chiamato "Monte delle scommesse" da ripartire fra i vincitori. In questo modo era assicurato agli organizzatori il margine di guadagno preventivato.Se nessun nome veniva indovinato, e questo accadeva piuttosto spesso, le puntate venivano restituite. I premi non distribuiti si sommavano al montepremi dell'estrazione successiva.La fama del Lotto si diffuse presto in tutta la Penisola e le giocate iniziarono ad arrivare anche dagli altri Stati Italiani. Il fascino del gioco di Genova, il brivido della scommessa e il miraggio di conseguire con la medesima posta diversi guadagni attraverso diverse probabilità, portarono il Lotto a una diffusione vastissima e a un ingente giro di giocate. L'ITALIA: UNO STATO, UN LOTTO:Nel 1861 furono apportate alle poste in premio tre sostanziali modifiche: • fu abolito l'ambo nominato • il premio per la sorte del terno venne ridotto a sole 5.000 volte la posta • il premio per la sorte dalla quaterna fu ridotto a sole 60.000 volte la posta. Il 27 settembre 1863, quando ormai l'Italia era un regno unito, il Lotto entrò ufficialmente a far parte delle entrate previste nel bilancio statale.Da qui, il Lotto si diffuse in tutti gli altri stati italiani (Piemonte, Stato Pontificio, Veneto, Regno delle Due Sicilie, ecc) anche se con caratteristiche diverse.Nel gennaio 1864 un Regio Editto determinò un primo riordinamento del gioco: le ruote erano appena 6 e le giocate possibili erano quelle per la sorte dell'ambo semplice, del terno e della quaterna.Soltanto nel 1871, a unificazione realmente avvenuta, furono scelte otto città italiane (Bari, Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia) denominate comunemente ruote o compartimenti a cui si aggiunsero, nel 1939, Cagliari e Genova.Quasi trent'anni più tardi, nel 1891, il regolamento delle poste in premio venne nuovamente modificato, nella forma valida fino alle modifiche del 2005. I premi divennero: • estratto semplice: 11,236 volte la posta • ambo: 250 volte la posta • terno: 4250 volte la posta • quaterna: 60.000 volte la posta. L'8 luglio del 1933 venne introdotto anche il gioco della cinquina (pagato 1.000.000 di volte la posta), e aumentato il premio della quaterna (da 60.000 a 80.000 volte la posta). Era ormai nato il Gioco del Lotto che noi tutti oggi conosciamo. LE RUOTE DEL LOTTO: Oggi sono 11 le ruote del Lotto sulle quali si può puntare. In origine, a partire dal 1871, erano solamente otto: quelle di Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia. I compartimenti di Cagliari e di Genova, che completano il quadro delle ruote come le conosciamo oggi, vennero aggiunti soltanto nel 1939. LE ULTIME NOVITÀ: Il 2005 è stato un anno di grandi novità per il Gioco del Lotto: il 16 marzo, infatti, è stata effettuata la prima estrazione che prevedeva la nuova sorte dell'estratto determinato.Oltre a puntare sull'uscita di un singolo numero, i giocatori possono ora scegliere anche la posizione di estrazione di uno o più numeri prescelti.Sempre nel 2005, sono stati aumentati i moltiplicatori di vincita: a beneficiarne maggiormente è stata la cinquina, il cui moltiplicatore è passato da 1.000.000 a 6.000.000 di volte la posta. 6.000.000 di euro è ora la vincita massima ottenibile con un singolo scontrino di giocata.Dal 4 maggio 2005 alle 10 ruote tradizionali si è aggiunta la ruota Nazionale, le cui estrazioni hanno luogo a Roma. Inoltre, a partire dal 21 giugno 2005, la sorte può essere tentata più frequentemente poiché le estrazioni settimanali sono diventate tre: nelle giornate di martedì, giovedì e sabato.Il 2006 ha invece visto la nascita del Lotto Istantaneo una nuova modalità opzionale di gioco che permette agiocatore di concorrere con la stessa giocata effettuata per il Lotto tradizionale (numeri e sorti) a un’estrazione istantanea e personale. Per ogni giocata verranno estratti 5 numeri diversi, che saranno riportati su un apposito scontrino, grazie al quale il giocatore può confrontare i 5 numeri giocati con quelli estratti casualmente dal sistema e scoprire istantaneamente se ha vinto...
IL LOTTO CHE FU: Iniziamo questo lungo viaggio che vuole portare a conoscenza di tutti, la storia del LOTTO nella tradizione popolare. La scommessa sui numeri, che forse allora non portava il nome di LOTTO, si può far risalire fino ai temi degli Egiziani e agli antichi Ebrei. Per quanto riguarda i Greci sappiamo che usavano attribuirsi le armi dei vinti attraverso la sorte. Virgilio narra che nell'antica Roma, in occasione dei Saturnali, si gettavano alla folla delle tavolette quadrate sulle quali era disegnato un dono offerto dall'imperatore. ALLE ORIGINI del GIOCO: Oggi gioco diffusissimo regolato dalle leggi dello Stato Italiano il Lotto trova le sue origini indigene nell'anno 1500, mentre sorgono serie difficoltà se si vuole localizzare esattamente la sede di nascita. Per quanto concerne la collocazione geografica esistono due tesi; una che declama la Repubblica di Genova genitrice del LOTTO, l'altra che attribuisce lo stesso titolo a Firenze. Riagganciandosi alla Repubblica di Genova, le prime scommesse vennero istituite in occasione delle estrazioni semestrali che sorteggiavano i nomi dei membri del Serenissimo Collegio. I nomi che dovevano essere sorteggiati erano 5 ed i candidati 120 che vennero poi ridotti a 90 ed i nomi stessi sostituiti dai numeri. Il tutto trovava collocazione dentro una bussola chiamata seminario da qui la prima identificazione del gioco, grazie alla fantasia di un genovese, Benedetto Gentile che lo battezzò "gioco del Seminario" e dettò le prime regole. La Genova di allora per la sua concentrazione di abitanti per i traffici commerciali e di conseguenza per l'afflusso di genti poteva essere paragonata alla Las Vegas di oggi. Si ritenne dunque opportuno creare locali adatti al gioco per toglierlo dalla clandestinità. Ecco nascere le prime ricevitorie anche se la reggenza della Repubblica presa forse dal senso di colpa per aver appoggiato la diffusione del "peccato" , assunse le redini del gioco non senza avergli fatto assumere un' aspetto di "soccorso". I nomi dei candidati vennero sostituiti con quelli di ragazze in stato di necessità economica e le 5 ragazze estratte avrebbe avuto diritto ad una piccola dote. Ecco allora che il gioco cambia nome e diventa il "Gioco delle Zitelle". Così sopravvisse a Genova e venne esportato a Roma, Venezia e solo verso il 1680 arrivo anche a Napoli. Per quanto riguarda la seconda tesi, cioè quella che analizza le possibili origini del lotto a Firenze, dobbiamo ancora tornare indietro nel tempo, nel 1530 durante la guerra di Carlo V, dominatore della Spagna e di buona parte dell'Europa centrale, e Francesco I, re di Francia. Coinvolta in questo conflitto nella parte di campo di battaglia la città di Firenze vedeva entrare in forza le truppe di Carlo V che, con l'accordo di papa Clemente VII avrebbero dovuto ristabilire il casato dei Medici al quale anch'egli apparteneva, sul trono. Cadde quindi la giovane Repubblica Fiorentina e le famiglie che la reggevano venne incarcerate. Ed i loro averi? Che fine fecero i loro beni? Vennero battuti al Lotto. Ecco che si intravede qui una veste diversa del LOTTO che prende le sembianze di "una imposta straordinaria, per via di gioco forzato secondo il quale si assegnavano dei documenti numerati. ad ogni documento chiamato per estrazione veniva abbinato, sempre per estrazione, il premio che poteva essere incassato sotto la forma di terre, case, poderi eccetera in precedenza appartenuti ai Fiorentini rivoltosi. L'aspetto del Lotto in questo caso è nettamente distante dal gioco d'azzardo. Non è visto come un caso in cui lo stato è chiamato a regolamentare un illecito, ma diventa lecito un divertimento proposto dallo Stato stesso. A Roma nel 1731, fu Clemente XI a reintrodurlo nello Stato pontificio dopo innumerevoli proibizioni iniziate fin dal '600. A Napoli, il Lotto fece la sua comparsa alla fine del XVI secolo, quando la città era ancora un Viceregno spagnolo governato però da italiani attraverso il Collegio Supremo D'Italia che doveva render conto a Madrid. IL LOTTO E LA TEOLOGIA: A Napoli, il LOTTO ha sempre avuto un posto d'onore tra i giochi d'azzardo e fin dai tempi in cui regnava Carlo di BORBONE, la scommessa al lotto è sempre stata ritenuta monda da tutti quelle caratteristiche peccaminose che macchiavano gli altri giochi. L'opinione dell'allora giovane sovrano venne sottoposta all'attenta analisi di esperti teologi che si cimentarono nel leggere e studiare le curiose dissertazione dell'allora sovrano sul gioco stesso. Tanto pensò scrisse e fece, che una volta salito al soglio reale, il 10 maggio 1734, Don CARLOS si diede un bel da fare per allestire a modo locali aperti al pubblico che potessero ospitare i giocatori. Il sovrano intendeva garantire il decoro e la ragion di stato facendo in modo che tale gioco d'azzardo rientrasse, così ben organizzato, nei crismi della morale e del lecito. In realtà il sovrano era stato sollecitato nel luglio del 1734, dal Collegio Collaterale, organo supremo dello stato del regno di Napoli, che iniziava a lamentare i gravi problemi del gioco clandestino che già stava degenerando in bische e sanguinose risse. In ottobre dello stesso anno si riunisce la prima commissione che trovo la sua prima collocazione in casa del Reggente Duca di LAURIA. Vi presero parte gli allora membri del Collegio Collaterale, della Regia Camera, l'Avvocato Fiscale del Real Patrimonio e il Cappellano Maggiore con una ristretta commissione di teologi. Il 18 novembre del 1734 la Commissione relazionò al Re le proprie discussioni rimettendo tutto alla Sovrana volontà affinché decidesse in merito. Degno di particolare interesse fu il commento di Monsignor Celestino GALLIANI, Cappellano maggiore e presidente della Commissione di teologi, che già era stato interpellato dai pontefici Clemente XI, Innocenzo XIII e Benedetto XIII sull'opportunità di reintegrare il gioco del LOTTO come gioco lecito anche per lo Stato Pontificio. Nella sua trattazione vengono presi in esame parecchi giochi d'azzardo tipici del napoletano che egli condanna vivamente eccezion fatta per il LOTTO. Non si sa in quale misura il gioco del LOTTO si salvasse dalle malefiche influenze degli altri giochi d'azzardo; certo è che Monsignor Celestino GALLIANI capì rapidamente che la ragion di stato, o meglio delle Casse dello Stato ne avrebbe tratto vantaggio e quindi, altrettanto velocemente esternò le benefiche relazioni e i legami tra ERARIO e LOTTO.Egli aveva altresì esaminato la questione con altri due teologi: un domenicano, Fra Pio Tommaso MILANTE, e un seguace della Compagnia di GESU, Padre Leoni.Dal confronto con i due era emerso parere nettamente contrario alla organizzazione del gioco con locali addirittura arredati ed adibitI al peccamInoso scopo. Abile mediato e sottile economo Monsignor GALLIANI si fece portavoce di tali paure al Sovrano che, a sua volta garantiva, sempre tramite Don GALLIANI, che niente sarebbe potuto accadere di illecito e amorale. Un contributo notevole a favore del gioco di Stato veniva portato senza dubbio dal Collegio Collaterale che intendeva rimarcare la necessità di regolarizzare la posizione del gioco per poter mettere la parola fine alle attività clandestine che comunque avrebbero continuato ad operare nonostante l'eventuale repressione.Ma quando ormai il giovane Sovrano stava per farsi convincere dai prelati della commissione a desiste sull'organizzazione del gioco e a reprimere ogni possibile illeicità ecco che abilmente Monsignor GALLIANI rammenta a re Carlo che tutti i suoi predecessori non aveva mai vissuto in terra napoletana e si erano limitati a governare attraverso ministri che mal avevano riferito sul popolo del Regno di Napoli.La sua nuova posizione di Sovrano nel Regno come presenza fisica avrebbe garantito la tutela dell'ordine accattivandosi i favori del popolo favorendo questo loro piccolo vizio, sottolineando di nuovo i vantaggi che le Casse dello Stato ne avrebbero tratto.Per quanto riguardava gli altri stati d'Italia, il GALLIANI confermava che il gioco era già praticato come lecito. A nulla valsero le sottili trame del Monsignore perché il 13 settembre del 1735 Re Carlo emano una “prammatica” che vietava ogni tipo di gioco d'azzardo con pene che andavano dalla limitazione della libertà, fino a pene pecuniarie e ad un premio per coloro che denunciasse tali attivita'. Ma a nulla valsero le prammatiche del Re perché nello stesso anno fu autorizzata la terza estrazione annuale del Lotto e nel 1737 si arrivo fino a nove estrazioni annuali. Nonostante la sua illeicità il Lotto assicurava all'Erario nel 1748 un'entrata di ben 178.000 ducati. Il REGNO D'ITALIA E IL LOTTO: La lotta all'azzardo clandestino deve essere nata prima dell'uomo tant'è che a quest'ultimo non resta che rassegnarsi a regolarlo per non perdere. Il primo a rendersi conto che le cose stavano veramente così fu Emanuele II di Savoia, che dopo aver emanato parecchie " lettere patenti" con le quali condannava i giochi e chi li gestiva si vide costretto nel 1674 a permetterli per non vedere i suoi sudditi andare a tentare la fortuna oltre i confini dello stato con la conseguente fuori uscita di valuta dal territorio. Ne assunse la gestione un tal Signor CHIAPISSONE che, in società con altri si impegnava a versare un congruo compenso nelle Casse dello Stato.Nel 1685 la concessione venne rinnovata ad altri fino a che, nel 1713, nonostante gli incassi soddisfacenti, il Duca Vittorio Amedeo II tentò di nuovo la repressione del gioco. Puntuale ecco riprendere la fuga di capitali dallo stato piemontese verso lidi più licenziosi. Non restava veramente altro da fare che legalizzare il gioco istituendo un ente che raccogliesse scommesse per Torino, Genova, e Milano. Si cercò di motivare tale situazione recuperando la tesi del soccorso. Era il Maggio 1742 e si documentava che detti fondi sarebbero stati usati in caso di urgenze e soccorsi senza ricorrere ad aggravio per i cittadini. Fino al 1798, con l'invasione dello stato Sabaudo da parte degli stranieri, nulla cambiò. Nel 1816 con l'unificazione dell'impero si istituì la Regia Lotteria con un nuovo regolamento che rimase invariato fino al 1860 con l'unificazione d'Italia. Anche a Napoli, dopo la caduta dei BORBONI e l'arrivo di Garibaldi sembrava arrivata la fine per il Lotto. Il 13 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi emanava il seguente decreto: ITALIA E VITTORIO EMANUELE IL DITTATORE DELL'ITALIA MERIDIONALE DECRETA: Art. 1 - Il giuoco del Lotto sarà gradualmente abolito finché totalmente cessi per il 1 Gennaio 1861. Art. 2 - E' Istituita in Napoli una Cassa Centrale di Risparmio la quale terrà un ufficio presso ciascuno dei dodici quartieri della città di Napoli Art. 3 - E' fatta facoltà ad ogni Municipio di chiedere l'istituzione di una Sede filiale della Centrale di Napoli. Art. 4 - Gli impiegati presso il cessante ufficio del Lotto saranno preferibilmente applicati al servizio della Cassa suddetta e delle sue dipendenze. Art. 5 - Il Ministro delle Finanze è incaricato dell'esecuzione del presente decreto. Napoli, 13 Settembre 1860. Ma il decreto non ebbe effetto, lo stato continuò a accettare il Lotto come legale gioco di stato anzi, nel 1861, con l'avvento del Regno d'Italia si incominciò a regolamentarlo prima in Toscana, Lombardia e Regno di Napoli, successivamente nel Veneto, negli Stati Pontifici e nel Piemonte. Con Quintino Sella, nel 1835, non si parlò più di abolizione. Al contrario, il Ministro delle Finanze era saldamento accorto, ed utilizzava i proventi derivanti dalle scommesse per cercare di sanare il deficit pubblico oltre che a gravare la popolazione con le imposte. Il Lotto era anche allora l'imposta che gli Italiani pagavano più volentieri e rispettando le scadenze. Nel 1866 la nuova guerra obbligò gli italiani a ristrettezze ed il Lotto trovò periodi difficili introitando sempre e comunque circa 49 milioni di lire rispetto ai sessanta del 1865. Tra il 1869 e il '70 le casse del Lotto portarono le loro entrate a livelli che superavano gli ottanta milioni di lire. Nell'annata tra 1910 e il 1911 nonostante tutto, le recensioni di Ciro Scotti che nel suo progetto per la riforma finanziaria del 1860 scriveva testualmente "...... demoralizza la famiglia, attacca i capitali e preclude la speranza ancora di far allignare le amiche Casse di Risparmio. Ma tutte queste ragioni non sono sufficienti a non controbilanciare le conseguenze di un urto violento che ne risentirebbe il popolo nella benché giusta abolizione del gioco. I costumi non possono ad un tempo cangiarsi." LA FORZA DEL LOTTO E' proprio in queste parole che il Lotto trova la sua forza. "Se non è oggi è domani" è la formula che porta migliaia di persone a riprovare, a continuare a sperare che la prossima sia la volta buona. Ecco perché il Lotto ha superato qualsiasi tipo di battaglia arrivando fino ai giorni nostri e restando comunque la più giocata tra le scommesse con la sorte. I numeri sono sempre quelli, novanta, e tutte le settimane, prima, ogni tre giorni adesso, vengono ripetuti in infinite combinazioni che regalano premi in danaro per alcuni, e continua speranza agli altri. La scienza del Lotto, come tutte le scienze ha il suo linguaggio. Nel 1845 a Napoli non c'era povero o ricco che rifiutasse la sfida. La "Smorfia Napoletana" era continuamente usata per trasformare in numero qualsiasi evento.
Il gioco del lotto è stato sempre concepito come gioco prevalentemente napoletano, dato il numero rilevante di persone che lo frequentavano. Sul lotto a Napoli, esiste sufficiente documentazione da ricavare che, il "gioco a Napoli" fu introdotto piuttosto tardi, nel 1682 ( in Francia si giocava dal 1539, a Venezia dal 1590 e a Genova,Torino e Milano dagli anni successivi).Il lotto fu introdotto a Napoli dai suoi governanti per il bisogno di incrementare le entrate dell'erario e per questo prevalse sui pregiudizi sia di carattere morale che religioso, alimentati dalla Chiesa, che considerava il gioco del lotto unitamente ad altri giochi d'azzardo peccaminoso, perseguitando chi lo praticava.Questu ultimi presero il sopravvento dopo lo spaventoso terremoto del 1688: sia perchè le cause del disastro si fecero ricadere sulle fragilità morali, tra le quali i vizi del gioco, sia percgè vennero alla luce riti stregoneschi legati al lotto. Il gioco del lotto fu abolito a Napoli, ma superato il momento di penitenza, la gente riprese a giocare alle lotterie delle altre città; fu questa la ragioneche,unitamente alle esigenze finanziarie dello Stato, indusse il vicerè Carlo Borromeo nel 1712 a ripristinare il lotto locale. Un successvo dibattito accesosi a Roma, indusse il papa Alessandro VII a vietare il lotto per motivi religiosi e morali e a scomunicare i giocatori. Dopo qualche tempo con Clemente XII ripristinò un gioco che contribuiva a risolvere i problemi finanziari dello Stato pontificio. Questo spiega analogamente perchè Carlo III, diventato re di Napoli, decise dopo qualche esitazione di mantenere in vita il gioco. In questi anni si ebbe la gestione diretta del gioco alla Corte e l'aumento del numero delle estrazioni, che da due salirono prima a nove e poi a diciotto l'anno, e nei decenni successivi, dal 1806 si tennero due estrazioni al mese e dal 1817 la lotteria ogni sabato.L'ultimo tentativo, subito vanificato, di abolire il lotto fu fatto nel 1860 da Giuseppe Garibaldi. Il nuovo regime anzi favorì la passione del gioco, la cui amministrazione fu affidata al Ministero delle Finanze, consentendo al giocatore di puntare su otto ruote italiane. D'altra parte sopprimere il lotto si correva il rischio di mettere sulla strada diversi impiegati e con il rischio peggiore di favorire lo sviluppo del lotto clandestino.Non mancano critiche nel mondo intellettuale napoletano con Giustino Fortunato e Matilde Serao, i quali vedono nel gioco del loto una grande immoralità, più si è poveri e più si corre al lotto, lo stato è colpevole in quanto attraverso il gioco accumula denaro dei cittadini più poveri incrementando la miseria popolare e perchè incoraggia il vizio di un gioco che alimenta superstizione e la speranza illusoria di un miglioramento che deve essere invece realizzato col lavoro e il risparmio. La statistica porta che nei giorni che precedono l'estrazione aumentano i reati, si fanno più pegni al Monte di Pietà, avvengono le maggiori risse e cosa più grave che il popolo si mette nelle mani dell'usura. Per giocare al lotto ci si rivolge ad alcune potenze soprannaturali che conoscono il futuro e quindi anche il futuro dei numeri, lo possono comunicare e scelgono di farlo ai loro devoti.Se ne possono distinguere in almeno tre categorie: i santi ( S. Pantaleone, la Madonna,...), i folletti ( il Monaciello ), i morti ( le anime purganti ). Dio quasi mai è pregato direttamente, molto spesso sono invocati la Madonna, l'angelo del cielo e alcuni santi. Da Dio deriva ogni potere e quindi anche di violare il segreto del futuro, ed è proprio questo che scoraggia il desiderio di invocarlo direttamente. Secondo il Libro magico di San Pantaleone, si può vincere un terno scrivendo su un pezzo di carta di forma rettangolare la seguente formula, nella quale si inseriranno di volta in volta i numeri:" In nome della Santisima Trinità-Padre,Figliolo e Spirito Santo-Sogno benefico su questi-numeri...-Angelo del cielo,aiutatemi"; andando a letto si metterà la carta sotto il cuscino: durante il sonno si avrà una visione, dalla quali si capirà se i numeri usciranno o meno.Un altro rito per vincere un terno è: il lunedì sera si pregherà il Signore o la Madonna e poi si reciterà cinque Pater e cinque Ave, poi si dirà:" Oggi è luna e dimane è marte, A sorte mia mo se parte,Vene pe mare, e vene pe terra,Viene 'nzuonne sorta mia bella, Viene 'nzuonne e non m'appaurà, Tre belli nummere famme sunnà". La notte la persona che avrà pregato sognerà qualcosa e dal significato del sogno ricaverà i numeri. La Modonna è stata sempre invocata dai giocatori del lotto, soprattutto la Madonna di Piedigrotta, con lascensione di lumi, la Madonna del Carmine, indicata come la Mamma nera, dava ogni anno i numeri per il tramite di un monaco dell'annesso convento, e tutta la città li giocava.Anche San Gennaro, il santo più invocato a Napoli soccorre i giocatori delo lotto. A Napoli il santo protettore del lotto è S. Pantaleone, giovane medico martirizzato con la decapitazzione intorno al 305 sotto l'imperatore Massimiliano, legato al culto del sangue e venerato in una chiesa di Ravello e in un'altra di Roma e in passato anche in una chiesa di Napoli, il suo legame con il gioco del lotto è in relazione alla sua professione di medico e con la sua funzione di santo taumaturgo, dal momento che nelle credenze tradizionali il medico aveva un rapporto coi morti e la medicina si riteneva avesse forti legami con l'astrologia, inoltre con la sua condizione di martire decapitato lo si assimilava ai morti di morte violenta. E' opinione diffusa che i morti conoscano il futuro e possano comunicarlo atrtraverso i sogni o altri segni, ma pare che questa facoltà si riconosca in modo particolare ad alcune categorie di morti, i giustiziati, specialmente se decapitati, che abbiano però lasciato il mondo pentiti, i morti di morte violenta più in generale e le anime del Purgatorio, in virtù della loro condizione di anime sospese tra l'aldilà e l'aldiquà, che rende più facile la comunicazione tra i vive e i morti.Il folletto che da i numeri in area napoletana è il Monaciello, di cui Matilde Serao ci ha raccontato il mito. catarinella, figlia di mercanti e Stefano, giovane aristocratico, si amano, contrastati dalle famiglie. Durante un incontro amoroso Stefano è ucciso e la donna impazzita dal dolore è ricoverata in convento, dove partorisce. Il bambino rimane col passare degli anni un essere minuto e la madre per farlo crescere si vota alla Madonna e veste la sua creatura da piccolo monaco, bianco e nero. Il bambino rimane tuttavia un nanetto con la testa enorme, il volto terreo e gli occhi grandi, la gente lo chiama "lu munaciellu", e si convinxìce sempre più che abbia poteri soprannaturali. Poi la madre scompare e qualche tempo dopo anch'egli svanisce nel nulla, portato via dal diavolo secondo alcuni, per altri ucciso dai parenti del padre, come dimostrerebbero i resti di un bambino mostruoso trovati in una cloaca. ma tutti sono convinti che egli si aggiri ancora nel quartiere e faccia la sua apparizzione nelle case, diventanto spirito capace di fare il bene e il male, di vendicarsi e di premiare. per questo è fatto oggetto di culto, gli si dedicano novene e scongiuri, e in particolare il disperato giocatore di lotto gli fa scongiuro tre volte, per averne i numeri sicuri. Anche i luoghi dove si aggirerebbe sono quelli popolarissimi, i vicoli di S.Agostino della Zecca, di Forcella e dei Mercanti, ma egli tornerebbe con frequenza anche a Posillipo il luogo del suo amore sfortunato. Come le altre potenze che danno i numeri anch'egli pretende il silenzio da coloro che fa vincere e arricchisce, e sa essere vendicativo e manesco con chi trasgredisce questa regola.Gli assistiti, sono coloroche comunicano con gli spiriti, ed alla loro assistenza deve la facoltà di conoscere in anticipo i numeri vincenti, non solo quelli della prossima estrazione, ma anche quelli di un mese, di un anno e addirittura di un secolo, che dona a suo piacimento. Fino a qualche tempo addietro si credeva che gli assistiti napoletani fossero settantadue , il numero della meraviglia, che ricorre con frequenza nei loro enigmi. Altri intermediari di rilievo sono i monaci, soprattutto quelli caratterizzati da note di diversità o segnati nel fisico o nella vita, e gli eremiti.La Pacchiana, che dava i numeri ai giocatori del lotto, è un personaggio più mitico che reale. Si diceva fosse una contadina di Pozzuoli, che di notte andava ad ispirarsi nella grotta della Sibilla cumana e ,usciva da lì, volgeva ai raggi della luna uno specchio, in cui vedeva dei numeri scritti con caratteri di sangue. Intermediari sono anche i "femminelli", non essendo nè uomini e nè donne, sono figure per eccellenza della diversità, e compaiono non a caso tra le anime del Purgatorio. Femminelli napoletani danno anche i numeri della tombola, anch'essi basati sulla Smorfia. Fino a qualche tempo fa venivano attribuite le caratteristiche degli intermediari anche ai rivenditori ambulanti della Smorfia: erano i sapienti che conoscevano il libro e la gente si rivolgeva ad essi per farsi spiegare i sogni, solitamente avevano un santo con sè, che diceva loro i numeri.Oggi queste figure di specialisti perdono sempre più terreno, i giocatori però continuano a credere nelle persone segnate da menomazioni fisiche come i gobbetti, perchè secondo un modo di pensare costoro sarebbero le vittime e gli innocenti della vita, sono in continuo contatto con Dio e Dio avrebbe in loro la fiducia e darebbe loro il potere di predire i numeri e di aiutare coloro che corrono gravi pericoli di miseria.
Il Gioco del Lotto a Firenze nacque nel 1556, per iniziativa di Cosimo I e di alcuni ricchi mercanti. Nel 1688, per proteggere il Lotto nazionale, fu proibito ai cittadini di prendere parte al "Gioco del Seminario" di Genova.Oltre che a Firenze le estrazioni avvenivano anche a Pisa e a Livorno. Le "prenditorie", ovvero le antiche ricevitorie, erano obbligate a registrare tutte le giocate, proprio come avviene al giorno d’oggi.Nel 1784, l'amministrazione del Lotto passò dai privati allo Stato senza che il regolamento subisse fondamentali variazioni. Il gioco continuò senza ulteriori riforme anche nel 1802, quando al Granducato successe il Regno d'Etruria, mentre più tardi fu introdotta la Lotteria Imperiale di Francia con le sue regole.L’antico Lotto fiorentino ritornò di pari passo con la restaurazione del Granducato, nel 1814. Nel 1821 Ferdinando III di Lorena corresse nuovamente il gioco, e introdusse una impostazione che sarà in seguito presa ad esempio dal Lotto del Regno d’Italia. Ad ogni 4000/5000 abitanti corrispondeva una ricevitoria e i ricevitori potevano nominare dei sostituti per la raccolta del gioco nelle zone circostanti. Le giocate possibili erano l'estratto semplice, l'estratto determinato, l'ambo, l'ambo determinato ed il terno.Le estrazioni erano 48, una metà in Toscana, le altre a Roma.Ai 90 numeri estratti corrispondeva il nome di una fanciulla bisognosa, nubile e di provata moralità, alla quale in caso di sorteggio favorevole veniva attribuita una dote di 100 lire. Introdotto a Roma nel ‘600, fornì la dote alle zitelle povere L’ingresso del lotto in Italia può datarsi al XVI secolo ad opera di un patrizio genovese, Benedetto Gentile ed è da collegare alle scommesse praticate a Genova in occasione del rinnovo semestrale dei 5 membri dei Serenissimi Collegi, sorteggiati fra 120 nomi, ridotti poi a 90 - come i numeri del lotto - messi in una urna detta “seminario”. Da Genova, il lotto arrivò a Roma, ma venne proibito da Innocenzo XI nel 1685e da Innocenzo XII nel 1696. Fu consentito da Clemente XI (1700-21) e da Innocenzo XIII (1721-24), venne proibito in perpetuo da Benedetto XIII nel 1725 per essere poi confermato da Clemente XII (1730-40) e di nuovo abolito perché i romani continuavano a puntare sui lotti “ esteri “, tanto che il papa si servì persino della scomunica.L’estrazione del nuovo lotto avvenne giovedì 14 febbraio 1732 in cima allo scalone del Pa¬lazzo capitolino. In prin¬cipio, si tennero 9 estrazioni l’anno, sempre il giovedì. Dal Diario di Roma del 2 febbraio 1743 sappiamo che la loggia della Curia Innocenziana, ossia del Palaz¬zo di Montecitorio, fu la nuova sede per l’estrazione dei numeri del lotto.A Roma, come a Napoli, il lotto fu espressione di fede popolare mista a superstizione. Numeri sicuri si ottenevano recitan¬do una novena a Sant’Alessio o a San Pantaleone che si credeva andasse di persona in casa delle postulanti, oppure piantando 90 chicchi di grano in un vaso di terra raccolta accanto alla croce di San Lorenzo. Anche dai frati zuc¬coni o torzoni (i conversi) si potevano avere numeri vincenti.Gli astri erano una fonte di ispirazione: le stelle vicine alla luna annunziavano numeri bassi, quelle lontane numeri alti. Per¬fino le esecuzioni capitali costituirono ottimi spunti per i numeri da giocare, naturalmente effettuando dei precisi riti, come correre di notte davanti alla chiesa di S. Giovanni decollato - dove si seppellivano i giustiziati pentiti - o al Muro Torto - dove si buttavano i corpi degli im¬penitenti – recitando delle preghiere. Occorreva, però, tradurre in numeri da giocare i segni delle anime, attraverso il “Libro dell’Arte” o dei sogni. Indossare la camicia di un giusti¬ziato dava la certezza di una sua apparizione in sogno e dei numeri fortunati.Nel 1811, durante la dominazione francese, le estrazioni fu¬rono spostate nell’abside della SS. Concezione a Campo Marzio, ma il 5 novembre 1841 Pio VI le riportò a Monte¬citorio.I proventi del lotto furono utilizzati in un primo tempo per le doti delle zitelle povere, poi per utilità pubblica.Gli ebrei erano obbligati dal Governo Pontificio a giocare serie di numeri delle prime decine, senza alcuna combinazione, per il timore che avessero la facoltà di prevedere le estrazioni.Per avere fortuna al lotto i cristiani tenevano in tasca un trifoglio o due denti legati con un filo di seta sba¬vato da una lumaca, oppure in casa una lucertolinaappena nata o con due code, o il corno di un bu¬falo macellato secondo lenorme ebraiche e tenuto una notte all’aria aperta.I numeri, contenuti in un’urna d’argento, “terrina”, venivano estratti da un orfanello, chiamato dai romani “roffianello”, perché sospettato complice dell’Im¬presa pontificia de’ Lotti.Dal 1814, le estrazioni furono 48 l’anno, 24 a Roma e 24 sui lotti toscani i cui risultati arrivavano la domenica o il lu¬nedì. L’estrazione si faceva il sabato mezzogiorno, ma veniva anticipata al venerdì se il sabato era festivo.
Lotto, “pazzo chi joca o pazzo chi non joca”. Di fronte a questo assioma c'è, o forse ci sarebbe, poco da dire;sono due verità inconfutabili dalle quali non si sfugge. Certo in una città come Napoli dove la vita si inventa giorno dopo giorno, dove i sogni la fanno da padrone, dove la fantasia del quotidiano galoppa su un bianco cavallo per interminabili prati, dove la tradizione è radicata come l'edera, non poteva non attecchire il gioco del Lotto. La ritualità che accompagna le “fatidiche” estrazioni dei cinque numeri l'incantesimo della mano innocente del fanciullo bendato che li estrae dall'urna, le tradizioni, le credenze, le abitudini, le superstizioni, le divinazioni ad esso legate, sono inscindibili dal fascino che emana. Se venisse a mancare tutto ciò, ci troveremo di fronte ad una sterile estrazione di una qualsiasi lotteria, come accade altrove. Noi napoletani, diversamente da altri popoli, ancora oggi, alle soglie del terzo millennio, riponiamo nel gioco del lotto le più segrete fantasticherie del nostro animo.Un antico motto diceva così: “ 'A speranza è 'o pane d' 'e puvurielle” Chiara la metafora?Dal 1576 già praticato nella repubblica di Genova, il gioco del lotto approdò a Napoli dopo un secolo circa.Citiamo da: Franco Strazzullo - “I giochi d'azzardo e il lotto a Napoli” Liguori editore:A Napoli, dove pullulano le bonafficiate, fu breve il passo dalle lotterie private alla lotteria di stato, cioè al lotto. Avvenne nel 1672 e ad introdurlo fu determinante un grave fattore politico. La Spagna aveva bisogno di 350.000 ducati. Il viceré, Marchese di Astorga, per non gravare di balzelli il popolo, andava escogitando "qualche espediente per scorticare e non guastare la pelle nel ritrovarli". Ci fu, allora "un erudito ingegno forastiero che propose d'introdurre la beneficiata all'uso di Venezia e di Genua, affinché con il lecco di vincere alcuna cosa per le cartelle che si mettono da' particolari, si venghi a fare il guadagno poi di alcun milione".L'idea convinceva e non convinceva: "questo va sussurrato con qualche secretezza, però si attende a quello che riuscirà".A nulla son valse le innumerevoli traversie di carattere politico, economico, religioso che nei secoli hanno cercato disperatamente di minare le sorti del gioco a Napoli. Farne la cronaca potrebbe risultare noioso e monotono considerando che tutte le trasformazioni e qualche volta addirittura la repressione, sono state, come appena detto, la risultanza del sistema regnante, degli interessi economici e del potere politico. Non per questo, però, sorvoleremo dal pubblicare una serie di straordinarie testimonianze del gioco del lotto a Napoli.È d'obbligo una precisazione, per rendere più comprensibile quanto di seguito pubblichiamo. Poiché, in quel tempo, come abbiamo poc'anzi accennato, intorno al gioco vi erano numerose diatribe, infiniti decreti ed inenarrabili interessi, fu stabilito di abbinare ad ogni numero una persona. Questo serviva a giustificare ed a rendere “lecito” il gioco, poiché la persona abbinata, chiaramente un povero, beneficiava di un premio laddove fosse stato estratto il numero a cui era stato abbinato. Ecco perché, tra l'altro, sovente si adoperava il termine “beneficiate”. Questa usanza datata 14 agosto 1520 risale alla più antica “bonaficiata” napoletana, e precisamente alla concessione rilasciata a: Giovan Battista Cavallo “per subventione et subsidio del maritaggio di Beatrice Bayola de Andreana sua nipote”. Va ricordato che nel XVII secolo l'estrazione avveniva due o tre volte l'anno. Solo dal 1737 furono aumentate il numero di estrazioni e divennero 9; poco dopo il 1797 salirono a 18. Va inoltre notato che curiosamente in quell'anno furono abolite le estrazioni tra il 20 gennaio ed il 27 giugno, fatta salva solo quella dell'8 giugno in cui furono estratti i numeri: 23 - 3 - 40 - 8 - 74. Con il 1806 la lotteria venne tirata con regolarità 2 volte al mese e dal 1817 ogni sabato.Infine, è dei nostri giorni 1998, la cadenza bisettimanale del mercoledì e del sabato.Ognuno ha quel che si merita! E Napoli, tra la fine dell” 800 e l'inizio del '900, ha avuto Luigi Callegari, in arte “Cagli-Cagli” professione: “assistito per combinazione”. Prima che si estraesse un numero egli il più delle volte lo prediceva: - 18 -, e 18 usciva; - 24 -, e 24 veniva fuori; - 37 -, e 37 annunciava il funzionario addetto all'estrazione. Figurarsi ciò che accadeva! In men che non si dica, “Cagli-Cagli” divenne l'idolo dei giocatori. “Assistito da spiriti benefici” che gli suggerivano i numeri “certi”, lo si spiava, lo si seguiva, lo si controllava. Muoveva una mano? 5! Rideva? 19! Saliva su un tram? 18! Guardava l'ora? Che ora è? Le 10? E questo era il numero da giocare! Insomma non era più considerato un uomo, ma un numero, anzi tutti i novanta numeri contenuti nella fatidica urna. Tutti sappiamo che oggi l'estrazione dei numeri avviene negli uffici dell'Intendenza di Finanza in presenza dei suoi funzionar! in ciascuna città facente parte le cosiddette “ruote”, e cioè: Bari, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, ma anticamente? A Napoli, l'estrazione avveniva dapprima in Rua Catalana, poi al Vico Mezzocannone, intorno al 1650 fu trasferita presso la Regia Camera della Sommaria, e via via altre sedi, prima di giungere al palazzo del lotto sito in Via Grande Archivio, dove ha sede attualmente. .
16:44 Scritto da : giamblico64 in ORIGINI STORIA ETIMOLOGIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: origine, storia, etimologia | OKNOtizie | | del.icio.us | | Digg | Facebook